Piercing: dalle tipologie alle zone del corpo

Dove farsi un piercing? Che gioiello scegliere? È vero che non si tratta di qualcosa di contemporaneo? In cosa consiste il fenomeno in continua espansione.

I piercing sono per alcune persone qualcosa di estremamente comune. Per altre restano un vezzo da censurare, e a causa di queste rappresentano ancora un gesto di ribellione per altre persone. E’ tuttavia indubbio che siano molte le persone a scegliere di ornare il proprio corpo con gioielli che prendono un nome diverso in base alla zona in cui vengono fatti. E allora andiamo alla scoperta di questo mondo: dai piercing all’orecchio a quelli all’ombelico, ecco una guida completa alle diverse tipologie di piercing e alle caratteristiche di ciascuno.

Piercing: guida alle tipologie

Se stai pensando di farti un piercing, orientarsi tra le infinite opzioni disponibili può sembrare complicato. Non si tratta solo di scegliere la zona del corpo, ma anche di capire quale specifica variante si adatta meglio alla tua anatomia, al tuo stile e alla tua tolleranza al dolore. Ogni posizionamento ha infatti il suo nome tecnico, tempi di guarigione differenti e richiede gioielli specifici.

Per aiutarti a fare chiarezza, abbiamo racchiuso in questa guida completa tutte le principali varianti, divise per macro-aree. Scopriamo nel dettaglio quali sono i tipi di piercing più diffusi, dai grandi classici alle tendenze più recenti, e come si differenziano tra loro.

Piercing all’orecchio

Le tipologie di piercing all’orecchio sono:

  • Lobo. Il grande classico, nonché il punto di partenza per eccellenza. Essendo una zona priva di cartilagine, è il meno doloroso e ha i tempi di guarigione più rapidi.
  • Helix. Uno dei più amati, si posiziona lungo la curvatura superiore della cartilagine esterna. È perfetto sia con un brillantino che con un cerchietto.
  • Tragus. Si esegue sulla sporgenza di cartilagine che protegge l’ingresso del canale uditivo. Ha un aspetto minimal, raffinato e molto d’impatto.
  • Conch. Situato nella conca centrale dell’orecchio, è una scelta di grande tendenza che di solito viene valorizzata da un cerchio vistoso che abbraccia l’intera cartilagine.
  • Daith. Si sviluppa nella piega cartilaginea più interna, proprio sopra il condotto uditivo.
  • Industrial. Una scelta rock e audace. Non si tratta di un singolo foro, ma di un doppio piercing (solitamente nella parte alta) unito da un’unica sbarretta metallica tesa.

Piercing al naso

Espressivo e ricco di storia, il piercing al naso è un classico intramontabile che offre soluzioni adatte a ogni tipo di viso. Le varianti più diffuse si dividono in base alla zona della piramide nasale:

  • Nostril. Si tratta del popolarissimo piercing alla narice (singola o simmetrica su entrambi i lati). Spesso si sente dire che può essere eseguito con la classica “pistola” da farmacia ma, come la filosofia del settore (e una famosa scena di Pulp Fiction) insegna, l’ago da canula resta l’unica scelta sicura e ortodossa per proteggere i tessuti e non danneggiare la cartilagine.
  • Septum. Si esegue sulla sottile membrana di pelle che si trova subito sotto la cartilagine centrale, tra le due narici. È uno dei più amati per la sua versatilità: scegliendo il gioiello giusto (un bullet o una barretta a ferro di cavallo), può essere facilmente “nascosto” all’interno del naso in caso di necessità.
  • Bridge. Si tratta sicuramente di una scelta più audace, perché il piercing viene posizionato orizzontalmente sul ponte del naso, proprio nello spazio tra gli occhi. Richiede un’anatomia adatta e una cura attenta durante la guarigione, ma regala uno sguardo decisamente magnetico.

Piercing al sopracciglio

Simbolo della cultura pop e alternativa degli anni ’90, il piercing al sopracciglio (o eyebrow piercing) sta tornando decisamente di moda, tanto che oggi è una delle tendenze più amate. Si tratta di un piercing di tipo surface (superficiale) che incornicia lo sguardo e si sviluppa principalmente in due varianti:

  • Verticale. È la versione più classica e diffusa. Il foro attraversa verticalmente il sopracciglio (solitamente nella parte più esterna dell’arcata) e viene valorizzato da una barretta curva (la curved barbell) con due palline o punte alle estremità.
  • Orizzontale. Si tratta della variante più moderna e minimalista del classico piercing al sopracciglio. In questo caso il posizionamento segue una linea parallela a quella del sopracciglio, posizionandosi appena sopra o appena sotto i peli.

Piercing al labbro

Che sia per valorizzare il sorriso o per dare un tocco audace al viso, la zona della bocca offre tantissime opzioni. I piercing al labbro si dividono principalmente in base alla posizione e alla simmetria dei fori:

  • Labret. Uno dei più classici e minimalisti. Il foro viene praticato centralmente, subito sotto il labbro inferiore, e di solito ospita una barretta con una pallina o un brillantino, ma in alcuni casi molti scelgono anche l’anellino.
  • Medusa. Posizionato esattamente al centro del labbro superiore, nell’incavo naturale chiamato arco di Cupido. È una scelta molto elegante che mette in risalto la simmetria del viso.
  • Monroe. Un omaggio al fascino senza tempo. Questo piercing viene eseguito lateralmente sopra il labbro superiore, a sinistra o a destra, ricordando così l’iconico neo di Marilyn Monroe.
  • Snake Bites. Letteralmente “morso di serpente”, è una scelta d’impatto che prevede una coppia di piercing simmetrici. Si tratta di due fori posizionati ai lati opposti del labbro inferiore che ricordano, appunto, i canini di un rettile.

Piercing alla lingua

Audace e principalmente nascosto, il piercing alla lingua è un classico della body modification che gioca sull’effetto sorpresa. Le opzioni principali si dividono in base alla centralità e al numero di fori:

  • Classic Tongue. È la versione più diffusa in assoluto. Il foro viene praticato verticalmente al centro della lingua, lungo la linea mediana. Di solito ospita una barretta dritta (straight barbell) con due palline alle estremità ed è apprezzato per la sua discrezione, poiché visibile solo quando si parla o si accenna un sorriso.
  • Venom. Questa è sicuramente una decisamente  d’impatto. Non si tratta di un foro singolo, ma di una coppia di piercing posizionati simmetricamente sui lati della lingua, disposti in senso orizzontale. Ricorda la disposizione dei denti avvelenati di un serpente (da cui il nome) e richiede una precisione millimetrica da parte del professionista.

Piercing all’ombelico

Icona intramontabile della cultura pop degli anni ’90 e Duemila, il piercing all’ombelico (o Navel Piercing) continua a essere molto amato ancora oggi. A differenza di quanto si possa pensare, non perfora la cavità dell’ombelico in sé, ma si sviluppa verticalmente “pescando” e attraversando il lembo di pelle subito sopra di essa.

La versione classica del piercing all’ombelico prevede l’inserimento di una barretta curva (la celebre banana) con due sfere di dimensioni diverse, dove quella inferiore va a posizionarsi proprio all’interno dell’incavo.

Esiste anche una variante speculare, chiamata Reverse Navel Piercing, in cui il foro viene praticato sul lembo di pelle inferiore dell’ombelico. Trattandosi di una zona soggetta a continui sfregamenti con l’abbigliamento (soprattutto pantaloni a vita alta e cinture), richiede una cura attenta e una buona dose di pazienza durante i mesi di guarigione.

Altri piercing

Lo abbiamo appena visto con il piercing all’ombelico: la body modification si estende a quasi tutto il corpo e non va a toccare esclusivamente il viso e le orecchie. In questi casi (ma anche nei precedenti) è necessario affidarsi a professionisti seri e seguire pedissequamente le istruzioni post piercing per permettere una perfetta guarigione dei tessuti. Fra questi piercing nominiamo:

  • Piercing al capezzolo o Nipple Piercing. Richiede molta attenzione durante i primi mesi di guarigione, specialmente nello sfregamento con i vestiti.
  • Microdermal e Surface Piercing. Perfetti per decorare zone piane come il décolleté, la nuca, gli zigomi o la schiena. A differenza dei piercing classici, i microdermal utilizzano una piccola ancora inserita sotto la pelle, mentre i surface usano barrette a forma di “U”.
  • Genital piercing. Scelta legata alla sfera più intima e considerata da molti estremamente sexy. Viene eseguito sia sull’anatomia maschile che su quella femminile e per questo richiede una mano incredibilmente esperta e il rispetto rigoroso delle norme igieniche durante la guarigione.

Sicurezza e salute

Uno dei postulati sempre in voga tra i detrattori è che i piercing possano fare male alla salute. Certo, è possibile, se non si sta attenti o attente, se non ci si rivolge a un centro riconosciuto e se non si tiene all’igiene. Dopo averne fatto uno è necessario:

  • Lavarsi sempre le mani prima di toccare la zona trattata
  • Pulire la zona due volte al giorno utilizzando soluzione salina sterile, aiutandosi in caso con della garza sterile per rimuovere eventuali crosticine
  • Asciugare la zona con cura (senza sfregare) utilizzando della garza sterile

Inoltre, dopo aver fatto un piercing, è necessario evitare piscine, bagni pubblici, saune e idromassaggi per evitare di entrare in contatto con patogeni.

È bene inoltre effettuare controlli periodici, indossare abiti comodi e traspiranti nelle parti del corpo in cui si hanno i piercing e chiedere consulto medico in caso di rossori, gonfiori e dolori. In generale, è meglio utilizzare gioielli e bigiotteria sicura: niente nichel e niente accessori di bassa qualità. Il materiale top è sicuramente l’oro, che non dà infezioni, ma vanno bene anche il titanio, che è ipoallergenico e biocompatibile, e l’economico e durevole acciaio chirurgico.

I piercing sono un’usanza moderna? Un po’ di storia

No, come riporta Dazed, i piercing sono antichissimi, tanto che sono stati attribuiti fori con gioielli a resti umani preistorici di 25mila anni fa. Successivamente le popolazioni delle attuali isole britanniche iniziarono a utilizzare dilatatori per le orecchie, maya, aztechi e incas a realizzare piercing con giada e vetri organici, mentre gli indù praticavano fori su volto e corpo per onorare le divinità e allontanare il rischio di vaiolo (ovviamente era una credenza).

Gli Antichi Romani iniziarono a forare le proprie orecchie, ma a qualcuno veniva praticato il piercing al pene: agli schiavi, perché si riteneva inficiasse la procreazione, agli atleti per contenere il testosterone, ai cantanti, perché conservassero la loro “voce bianca”. Con l’avvento del Cristianesimo però tutto cambiò: i piercing iniziarono a essere considerati pagani, e quindi solo persone ritenute marginali alla società, come marinai e sex worker, continuarono a indossarli. Anche se nel tempo ci furono delle interessanti eccezioni: lo scrittore William Shakespeare, nel XVI secolo, indossava un orecchino.

La vera rivoluzione c’è stata nel Novecento, a partire dall’artista Mademoiselle Polaire, che oltre a essere caratterizzata da un vitino di vespa, indossava anche gli anelli al naso. Il fenomeno di massa si ebbe però solo negli anni ’60, quando i cosiddetti hippie, i figli dei fiori, si fecero influenzare moltissimo dalla cultura tradizionale indiana (la quale però aveva presentato alcune resistenze ai piercing, a causa della dominazione britannica).

Si passò poi al boom, grazie a sottoculture come punk e Bdsm, tanto che nel 1975 sorge a Los Angeles il primo negozio di piercing, Gauntlet. Successivamente, negli anni ’90, il fenomeno viene definitivamente sdoganato, in gran parte grazie a band rock e pop, e a un video continuamente trasmesso su Mtv: era Cryin’ degli Aerosmith, e mostrava una 15enne Alicia Silverstone nell’atto di farsi fare il piercing all’ombelico.

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