Skinimalism: il trend skincare che fa bene alla pelle

Less is more è la filosofia alla base dello skinimalism, una tendenza social salutare ed ecologica in tema di skincare: cosa sapere e perché dovremmo adottarla tutte.

Tra le tendenze social più interessanti in fatto di bellezza, si sta facendo strada lo skinimalism. Ma perché è interessante? Semplicemente non si tratta dell’ennesimo trend consumistico – anzi il fenomeno presenta delle caratteristiche decisamente anticonsumistiche – ma di una precisa volontà di privilegiare la filosofia del less is more alla salute della pelle.

Che cos’è lo skinimalism: il significato

Il termine skinimalism si fonda sull’unione di due parole anglofone, ovvero “skin” (che significa pelle) e “minimalism” (che significa minimalismo”. Il suo significato è quindi evidente: si tratta di un insieme di procedure per la skincare che si concentra sull’essenziale, sulla semplificazione estrema e sulla non sovrapposizione di troppi strati di prodotti, i cui ingredienti potrebbero peraltro generare conflitti tra di loro.

In pratica con lo skinimalism vengono privilegiati, come si legge su Patient, prodotti di alta qualità, multifunzionali e ben selezionati, che rispondano alle esigenze di salute della pelle e non alla ricerca di un impossibile ideale estetico, evitando quindi troppi passaggi superflui.

I benefici dello skinimalism

Tra i benefici più noti dello skinimalism si annoverano:

  • protezione e tutela della naturale barriera cutanea: la nostra pelle possiede un naturale ecosistema delicato chiamato barriera idrolipidica. Quando utilizziamo troppi prodotti, come esfolianti acidi, retinoidi e detergenti aggressivi rischiamo di irritare la pelle. Riducendo il numero di attivi, permettiamo al microbioma cutaneo di stabilizzarsi. Una barriera integra trattiene meglio l’umidità e protegge autonomamente dagli agenti esterni (smog, batteri), rendendo la pelle meno dipendente da aiuti esterni.
  • riduzione delle irritazioni e della sensibilità: spesso l’infiammazione cutanea non è causata da un singolo ingrediente, ma dal cocktail chimico derivante dalla sovrapposizione di sieri e creme. Utilizzare meno prodotti significa utilizzare meno conservanti, profumazioni e stabilizzanti, e questo abbassa drasticamente il rischio di reazioni avverse, rossori e sensibilizzazioni acquisite, regalando un incarnato più calmo e uniforme.
  • liberazione dallo stress indotto da standard estetici: la continua ricerca della “pelle di porcellana” della alla “butter skin” ha creato un’ossessione per la perfezione irreale, spesso filtrata dai social. Lo skinimalism celebra invece la skin positivity. Accettare la texture naturale della pelle (pori visibili, piccole discromie, rughe d’espressione) riduce l’ansia da prestazione estetica. Si smette di vedere la pelle come un “problema da correggere” e la si vive come un organo da nutrire, risparmiando tempo prezioso al mattino e alla sera.
  • ecosostenibilità legata alla riduzione di sprechi e packaging: l’industria del beauty produce moltissimi rifiuti plastici e utilizza molte risorse. Scegliere pochi prodotti mirati significa scegliere una vita a basso impatto, che magari punta a supportare brand etici che puntano sulla qualità delle formulazioni piuttosto che sul marketing aggressivo di nuovi lanci continui.

Va detto inoltre che lo skinimalism può giovare in caso di problemi di pelle molto diffusi e comuni, come ad esempio pelle reattiva, acne, dermatite atopica, rosacea, iperpigmentazione. Inoltre può giovare a chi è alle prese con la menopausa: quando si registra il calo di estrogeni, la pelle diventa infatti più sottile, oltre che soggetta a irritazioni e disfunzioni. In questo periodo della vita occorre una maggiore idratazione, affinché sia supportata correttamente la produzione di collagene, con l’integrazione di sostanze come vitamina C, peptidi, retinoidi.

Skinimalism e skincare: il trend

Viviamo in un’epoca in cui le tendenze in fatto di skincare vengono veicolate dai social network. Tutto diventa troppo: applichiamo strati su strati di crema, cerchiamo una soluzione a problemi che magari richiederebbero la consulenza di un dermatologo o di una dermatologa, finiamo per applicare a casaccio acidi esfolianti o retinoidi che potrebbero aggravare un determinato problema.

Lo skinimalism mette fine, a livello ideale, a questo fenomeno: la bellezza diventa un fattore legato alla salute, non semplicemente all’estetica. Forse avrà presa sulle persone più mature – anche perché la tolleranza a un determinato prodotto o a un’eccessiva stratificazione di prodotti può peggiorare con l’età oltre che in base al tipo di pelle – ma si tratta di una tendenza estremamente sana.

I prodotti perfetti per lo skinimalism

Prima di capire quali prodotti non devono mancare alla propria skincare minimalista, vale la pena sapere anche cosa evitare. Per esempio possono generare un conflitto prodotti, usati contestualmente, che contengano vitamina C e retinolo. Naturalmente sarebbe buona norma rifuggire peeling chimici fai da te (che potrebbero comportare anche ustioni, tuonano sul sito della clinica Mount Sinai) oltre che non utilizzare insieme esfoliante e retinolo.

Anche i prodotti di tendenza non sono l’ideale: chiaramente le case cosmetiche vogliono vendere, ma rincorrere il consumismo non rappresenta la ricetta giusta per ottenere una pelle più in salute. E non bisogna dimenticare che per ottenere risultati bisogna attendere pazientemente, perché i risultati sono appunto a lungo termine. Il tempo è la chiave per molte cose in questi frangenti.

Detto questo, l’elenco ideale per lo skinimalism comprende:

  • un detergente delicato a pH bilanciato;
  • un siero che contenga niacinamide, vitamina C, ceramidi o peptidi;
  • una crema idratante specifica per il proprio tipo di pelle;
  • una protezione solare ad ampio spettro.

Come accennato, less is more. La pelle rispettata il più possibile, e farsi consigliare da un dermatologo o una dermatologa sia sul singolo prodotto sia sull’insieme dei prodotti da utilizzare per la propria skincare non guasta mai. Non si tratta solo di bellezza, vale la pena ribadirlo, ma è una questione innanzi tutto di salute.

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