L'anti-casting di The Underargument: le modelle non si scelgono per peso né per età

L'anti-casting di The Underargument: le modelle non si scelgono per peso né per età
Fonte: Instagram @ theunderargument
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Il marketing relativo alla lingerie (ma anche ad altri capi d’abbigliamento e accessori) può essere totalmente inclusivo? Sì, e lo dovrebbe essere sempre. A sostenerlo il marchio The Underargument, che produce lingerie femminile decisamente sexy e adatta a tutti i corpi. E che cosa succede se qualcuna non trova la lingerie che si adatta al suo fisico: può scrivere all’azienda e aspirare a fare l’anti-casting di The Underargument. Di che cosa si tratta?

Innanzi tutto non è un casting per scegliere delle donne in base alle proprie forme fisiche: è invece un anti-casting per scegliere delle donne che poseranno gratuitamente (o meglio, non proprio, riceveranno un bel regalo) per la campagna pubblicitaria del brand in base alle loro storie.

Per cui The Underargument invita tutte le donne che abbiano una storia interessante da raccontare a proposti per l’anti-casting, in particolare coloro che non hanno trovato la lingerie adatta al loro corpo nel vasto campionario del marchio. Sul sito troverete tutte le informazioni necessarie, oltre che il form da compilare per l’anti-casting di The Underargument. Se si viene scelte, si fa il servizio fotografico a Londra con la fotografa del brand Manon Ouimet e si riceve una fornitura di lingerie, oltre che l’accesso ai propri scatti.

"Quanto è difficile imparare ad accettare che anche il nostro corpo sia bello"

Il marchio è stato lanciato da Maina Cissé, un’imprenditrice franco-ivoriana, e il nome The Underargument è un gioco di parole sul sinonimo inglese di lingerie, ossia undergarment, e argument, ovvero discussione su una serie di temi che abbiano a che fare con la femminilità, la body positivity, la diversità che ci rende uniche l’una dall’altra. Si tratta di uno sguardo completamente inedito basato sull’idea di dare spazio mediatico alle cosiddette minoranze: l’inclusione non può essere solo una questione di politicamente corretto, qualcosa che si deve fare una tantum, ma deve diventare, com’è giusto che sia, consuetudinaria, «normale».

Le persone che, come me, provengono da un gruppo minoritario o con un’eredità etnica differente, hanno tutte provato, in vari modi, esperienze, anche minime, di discriminazione – ha raccontato Cissé a Vanity Fair – E così, un po’ per il mio vissuto personale, un po’ per il mio background professionale – lavoravo nel fashion marketing e nel branding – mi sono accorta che mi aveva stancato il sistema in cui venivano gestite le cose. Le donne non potevano essere usate in modo così banalizzante e stereotipato, sempre e solo per vendere prodotti. Se venivano chiamate per la loro diversità, era solo perché quella diversità era funzionale al brand. Sentivo il bisogno di creare qualcosa di più autentico, di più accessibile, più responsabilizzante e soprattutto più umano.

Nella gallery che segue, troverete alcune delle donne e delle storie che fanno parte dell’anti-casting di The Underargument.