Body art, il corpo come tela, grido e opera d'arte

Il corpo come tela, parlante, portatore di un messaggio interiore e soggetto/oggetto di assoluta bellezza. Scopriamo cos'è la body art, quando è nata e perché giovani artisti/e hanno iniziato a utilizzare il corpo come massima espressione della loro arte.

Il corpo è una macchina perfetta, complessa, magnifica, il tramite diretto che collega ciò che si sente all’interno con ciò che si vive all’esterno. Come un ponte tra la parte emozionale e più intima di sé e quella materiale, concreta e tangibile. Un potente strumento di espressione, di scoperta ed esplorazione della propria (ma non solo) identità. E che, esattamente come una tela, comunica a chi osserva le emozioni dell’artista: parliamo della body art.

La body art è una forma d’arte, una corrente artistica che pone al centro di ogni cosa il corpo, utilizzato come soggetto e mezzo per comprendere le esperienze umane, indagarne i limiti, i desideri, le pulsioni. Ma anche come oggetto su cui esprimere ciò che si prova, il vissuto e le proprie emozioni, di qualunque tipologia. Come una tela bianca, che grazie alle mani e al genio dell’artista, prende forma e colore, assumendo una nuova veste e una nuova vita.

Ma cosa si intende esattamente con il termine body art? Come si manifesta e da cosa ha avuto origine questa forma d’arte così lontana dalle forme classiche e tradizionali più conosciute?

La storia della body art

La body art, come detto, è una corrente artistica nata verso la fine degli anni sessanta, nel 1968, negli Stati Uniti e in Europa, come prolungamento e conseguenza degli avvenimenti storici e dei cambiamenti sociali che si stavano verificando in quel periodo. Dove la messa in discussione politica e sociale, portò all’affermazione di nuove filosofie di pensiero, di una ricerca profonda della propria identità e soggettività, di ribellione. E attraverso la quale si iniziarono ad analizzare e indagare le diverse contraddizioni dell’essere.

Un movimento che nasce anche grazie alle influenze portate dal dadaismo (il cui scopo era quello di stravolgere l’ormai passata concezione dell’arte) dopo la prima guerra mondiale, o degli happening tipici della corrente Fluxus sviluppatasi tra gli anni cinquanta e i primi anni sessanta, in cui si vede l’unione di esperienze come la danza, la poesia, il teatro o la musica, nella stessa esperienza artistica. Anche sotto forma di gesti estremi per il tempo, come la rottura da parte di musicisti dei loro strumenti o l’utilizzo di corpi come pennelli.

Una corrente, quindi, in cui tutto è consentito e dove il corpo si trasforma, diventando il mezzo espressivo per eccellenza, capace di esternare ciò che fa parte del mondo interiore, emozioni, pensieri, angosce, paura, traumi, perversioni, dolori, gioie, ecc. Ogni minima sfaccettatura dell’animo umano.

E sempre con un comune denominatore, la mancata attenzione verso la gradevolezza e l’esclusione dell’idea che si debba avere un piacere estetico verso l’opera stessa.

Body art: denuncia e distacco

Proprio per questo distacco totale dalle forme d’arte più classiche, la body art provocò grandi polemiche e scompiglio, perché ribaltava qualunque genere di regola fino a quel momento applicata, “portando in scena”, anche di fronte ad un pubblico (cosa che generalmente non avveniva) il proprio corpo come mezzo artistico o come oggetto d’arte. Capace di manifestare, sfogare e denunciare la condizione interiore vissuta dall’artista come singolo e come parte di una società.

Tra i massimi esponenti di questa nuova corrente artistica non si possono non ricordare artisti estremi come la francese Gina Pane, che si procurava ferite in ogni parte del corpo o si infilava spine di rose nel corpo come manifestazione del dolore sentimentale.

O l’austriaco Hermann Nitsch (fondatore del Teatro delle Orge e dei misteri) che all’interno delle sue opere rappresentava scene che riprendevano le orge dionisiache. O utilizzata carcasse di animali e il loro sangue come colore. Ma anche l’artista italo-americano Vito Acconci che, per esempio, nella sua performance “sfregando un pezzo”, si grattò un braccio fino a farlo sanguinare, comunicando emozioni unicamente attraverso il suo corpo.

La body art, quindi, nasce come un moto di sovversione, di distacco, di manifestazione spesso cruenta di un vivere interiore controverso. Dove prende atto la massima necessità di libertà, del vivere e del sentire. E che attraverso il corpo si esprime senza limitazione alcuna, eliminando qualsiasi stereotipo e dando spazio a tutte quelle identità o concetti che fino a quel momento erano sempre state repressi.

Body art: tipologie e mezzi espressivi

Una forma d’arte dalle mille sfaccettature e che nel corso del tempo ha subito molte trasformazioni: dalle forme più violente e cruente, a quelle in cui il corpo non viene martoriato durante delle performance, ma viene usato unicamente come uno strumento da riprodurre. Per esempio nella fotografia.

E questo lo si può evincere anche dal fatto che oggi, con il termine body art, vengono comprese anche tutte quelle forme dì arte “più leggere” che fanno del corpo la tela stessa, sia come parte di un’azione, come nel body painting, dove il corpo stesso viene dipinto con uno scopo ornamentale e che ha una durata limitata nel tempo, ma anche come vero e proprio oggetto d’arte unico, definibile e permanente.

Anche se in modo improprio, infatti, nella corrente della body art vengono inserite pratiche come:

  • la scarificazione: in cui vengono praticate delle incisioni o bruciature sulla pelle per provocare delle cicatrici sul corpo;
  • i piercing: ovvero la foratura di diverse parti del corpo (orecchio, trago, lingua, naso, labbra capezzoli, ombelico, organi genitali, ecc.) e l’introduzione di oggetti di metallo o altro materiale (come il microdermal);
  • gli impianti sotto pelle: una modificazione corporale piuttosto estrema in cui vengono inseriti sotto la cute materiali come il silicone, creando decorazioni di diverso tipo;
  • i tatuaggi: la tecnica di decorazione del corpo forse attualmente più diffusa in cui vengono inseriti sotto pelle delle sostante coloranti, creando decorazioni o disegni direttamente sul corpo in modo permanente (o quasi visto che oggi esistono modi per “cancellarli”);
  • e in generale tutte le forme di modificazione corporea.

Tutti modi in cui il corpo, protagonista del proprio sentire, viene usato come tramite di comunicazione di un qualcosa di profondo, interiore e come mezzo di espressione (religiosa, erotica, spirituale, di identificazione, ecc.) e di linguaggio.

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Body art come rinascita

Ma anche come supporto a una rinascita interiore. Testimone di un percorso di vita, anche doloroso, dal quale si è riusciti ad uscire (il superamento di un limite, di una dipendenza, ecc.), e di battaglie fisiche dalle quali si è usciti vincitrici/ori (come per esempio nel caso di operazioni come la mastectomia) e di cui si sceglie di coprire le cicatrici o di celebrarle e valorizzarle, trasformandole in opere d’arte.

Come ricordo indelebile e bellissimo della propria esperienza, delle battaglie continue e che fanno parte della vita (sia fisiche, legate alla malattia, che emotive) e della propria forza interiore. Come una sorta di simbolo di vittoria.

E che nel corso del tempo si è fatto portavoce di messaggi importanti dando appunto una voce a chi spesso non ne ha avuta.

Il corpo femminile come espressione artistica

La body art, infatti, come visto è stata ed è tutt’ora una forma espressiva controversa, capace di rappresentare e scavare nell’animo umano, tirando fuori anche gli aspetti repressi della propria psiche e mostrando provocatoriamente ciò che veniva o viene negato o stereotipato dalla società, compresa la visione e l’utilizzo del corpo femminile.

Se la donna e il suo corpo nell’arte, infatti, hanno sempre avuto un ruolo di oggetto, di codifica di qualcos’altro e del pensiero e desiderio maschile, con l’arrivo della body art questo cambia radicalmente.

Scopi di questa corrente artistica, infatti, furono:

  • il ribaltamento del concetto di nudo e oggetto portato avanti nei secoli;
  • la rivendicazione della libertà e del diritto di utilizzare il proprio corpo come meglio si crede, autonomamente;
  • ribaltare gli stereotipi e fornire punti di vista nuovi al pubblico, donandosi totalmente e creando nuovi spazi a chi se li è sempre visti precludere;
  • creare un rapporto diretto con l’osservatore.

Una forma di arte attiva che, oltre a dare voce ai movimenti studenteschi dell’epoca, lo fece anche per supportare le lotte per i diritti civili, dell’identità di genere e della condizione della donna.

La body art “femminile” quindi ha avuto e ha tutt’ora una funziona molto più ampia della “sola” rappresentazione artistica, svolgendo di fatto un ruolo di denuncia, di lotta per l’emancipazione, di ribaltamento e rivendicazione del ruolo della donna nella società.

Modificando anche il concetto passato di femminilità nell’arte e portando avanti una battaglia che oggi si è estesa, aprendo le porte e spianando la strada alla rivendicazione dei propri diritti per chiunque. Per ogni forma di minoranza e abbattendo ogni tipologia di discriminazione o privazione della libertà di espressione di sé.

Body art: meravigliosi esempi

Un impegno e una corrente che si è manifestata grazie ad artiste/i controverse, spesso criticate, che hanno usato il loro corpo come espressione artistica, facendosi portavoce di un sentire comune.

Tra queste spiccano nomi come la già citata Gina Pane, che utilizzava il suo corpo come campo di battaglia, conficcandosi spine e procurandosi tagli e ferite. Dando un aspetto concreto al dolore interiore.

Ma anche:

Marina Abramovic

La “madre” della body art e una delle artiste più conosciute e apprezzate dell’arte contemporanea. Che non sono indagò insieme a Ulay la dinamica delle relazioni sotto forma di arte ma che, durante una performance, concesse il suo corpo al pubblico, con la possibilità di utilizzare oggetti di vario genere e mostrandosi vulnerabile (così come voleva o vorrebbe il ruolo tradizionale femminile) all’osservatore.

Questo scatenò tutta una serie di comportamenti violenti (l’artista venne spogliata, tagliata, ecc.), dimostrando la natura repressa dell’animo umano e la sedimentazione di stereotipi in cui la donna viene vista come un oggetto e non come persona.

Quando Marina Abramovic lasciò che la gente usasse il suo corpo come un oggetto

Carolee Schneemann

Statunitense pioniera della performance femminista e una delle figure più importanti nello sviluppo della body art. Carolee Schneemann nel corso della sua carriera (ancora in atto), utilizzò il corpo come la materia principale della sua arte, riportando la donna alla sua natura di creatrice e non di semplice oggetto, mostrandosi con uno stile diretto, libero. Celebre la sua performance “Interior scroll”, dove lesse una poesia estraendo la pergamena sulla quale era scritta dalla sua vagina.

Così facendo, esponendo il suo corpo, affrontò il tabù del piacere femminile, liberando l’organo genitale dall’unica funzione della maternità ed eliminando lo stereotipo che vedeva il corpo della donna nell’arte solo come un oggetto.

Orlan

Artista francese e una delle principali esponenti della body art. Orlan ha passato gran parte della sua carriera artistica sottoponendo e modellando il suo corpo con la chirurgia estetica come denuncia degli ideali estetici femminili passati e prendendo come modelli i capolavori dell’arte rinascimentale, dal mento della Venere di Botticelli alla fronte della Gioconda. Rivendicando il bisogno di umanizzare il corpo della donna e riportarlo a canoni reali. Un grido provocatorio e sottolineando il ruolo della donna all’interno della società.

Donne e uomini che nel corso del tempo hanno rivendicato con la loro arte e l’utilizzo del corpo la libertà di essere, esprimendo e portando alla luce i misteri e la parte più nascosta della natura umana. Eliminando da quella che rappresenta la prima forma di discriminazione (il corpo) ogni stereotipo, carico culturale e penalizzazione. Una battaglia per la libertà in ogni sua forma, ieri come oggi.

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