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Il diritto di essere brutte

Dobbiamo lottare per tanti diritti, noi donne, lo sappiamo. Dobbiamo segnarli tutti nelle nostre agende. Oggi segniamoci questo: il diritto di essere brutte.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Sui generi(s)”

Lo dico subito, prima che qualcuna pensi che stia dicendo il contrario: non c’è niente di male nel volersi vedere belle.

Guardarsi allo specchio e piacersi ci fa stare bene, e comprare un vestito o mettersi un rossetto per aumentare le probabilità di sentirsi in quel modo non è un peccato mortale, né il sintomo di qualche inguaribile vanità.

Non è neanche assurda l’idea di voler piacere agli altri. Personalmente, sto meglio se mi fanno un complimento che non se mi criticano per il mio aspetto. Che scoperta!

Perciò è normale volersi sentire belle ed è normale volere che gli altri ci percepiscano come belle. Se non dicessi questa cosa, suonerei molto ipocrita.
Detto questo, però, c’è una grossa questione da affrontare: in un mondo ideale, non dovrei aver bisogno di essere bella per richiedere di essere rispettata e ascoltata.
Io posso essere bella, se ci riesco e se ne ho voglia, ma questa non può essere la conditio sine qua non per essere trattata come un essere umano.

Se vado al lavoro struccata (a meno che io non lavori con la mia immagine), nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di dire nulla. Le mie facoltà mentali non dipendono da quanto fondotinta metto. Il mascara non mi rende più intuitiva, così come un vestito floreale non mi fa raggiungere gli obiettivi più di quanto non lo faccia un paio di jeans.

Perciò i commenti sul “come mai oggi non sei truccata?” sono decisamente fuori luogo. Qualcuno chiede mai a un uomo “come mai oggi niente correttore su quel brufolo?”. No, perché un uomo non deve essere bello, deve essere competente. Poi se è competente e bello, meglio ancora, ma se non lo è non ne facciamo un dramma.

Quando è una donna, invece, a essere percepita come brutta, ognuno si sente in diritto di dirle come potrebbe fare per migliorare il suo aspetto. Ogni pubblicità parte dal presupposto che tu, donna, voglia essere più bella.
E quindi ecco il vestito che ti valorizza le forme, la panciera per il ventre piatto, i tacchi per slanciare la figura, la matita per aprire lo sguardo.

Ma perché il marketing spinge così tanto su questo tasto?
Perché più sei bella, più sei trattata come un essere umano. Più sei brutta, più si possono permettere di mancarti di rispetto, insultarti, ignorarti.

Io sono sempre io, ma quando esco con un vestitino e il trucco perfetto, la gente si relaziona a me in un certo modo. Quando sono in tuta e con le macchie in viso ben visibili, mi riservano un comportamento diverso.
Mi pensano più stupida, più antipatica, più ignorante.

Le discussioni che ho con gli uomini, poi, cambiano completamente.
Quando mi vedono come una “bella ragazza”, sono più educati, anche se stiamo litigando.
Quando mi vedono come un “cesso”, si sentono liberi di dirmene di tutti i colori.
Ma io non posso dover mettere un vestito a fiori per essere trattata come un essere umano meritevole di rispetto.

La mia dignità non può dipendere da quanto il mio interlocutore mi giudichi attraente, anche perché non c’è una scala universale di cosa sia attraente e cosa no.
Ci riempiono di consigli (non richiesti) su come essere più belle, dando per scontato che noi si DEBBA essere più belle.
Notizia flash: noi non DOBBIAMO bellezza a nessuno. Nemmeno a noi stesse.
Ci sono caratteristiche fisiche giudicate brutte dalla società, per le quali non basta un correttore. Cosa deve fare una donna che le possiede, chiudersi in casa? E se invece esce nel mondo, deve sentirsi dire che è “davvero coraggiosa perché si mostra così” o al contrario subire i rimproveri di chi le chiede “cosa le sia venuto in mente di farsi vedere in
quelle condizioni”?

Noi meritiamo rispetto in quanto esseri umani, non in quanto persone piacenti.
E possiamo decidere di mettere un vestito che non ci valorizza, ma ci piace, e nessuno dovrebbe commentare.
E possiamo non fare una serie di cose che ci farebbero apparire più belle, perché non ne abbiamo voglia, ed essere comunque persone degne di essere trattate come tali.

Dobbiamo lottare per tanti diritti, noi donne, lo sappiamo.
Dobbiamo segnarli tutti nelle nostre agende.
Oggi segniamoci questo: il diritto di essere brutte.

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