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Galleria: La drammatica vita dietro il sorriso di Bettie Page, la regina delle pin-up

La drammatica vita dietro il sorriso di Bettie Page, la regina delle pin-up

La drammatica vita dietro il sorriso di Bettie Page, la regina delle pin-up
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Un silenzio lungo 50 anni ha avvolto la “seconda vita” di Bettie Page, la pin-up americana famosa per la sua frangetta corta e gli scatti fetish. Quando decise di scomparire, nel 1958, si era già lasciata alle spalle una fortunata carriera da modella. Da quel momento e fino alla sua morte, nel 2008, non si seppe praticamente nulla di lei. Intanto, il suo nome era già diventato un brand: l’ossessione per la sua immagine e le sue foto sorridenti germogliò nei primi Anni Ottanta, traducendosi nella commercializzazione di libri, magliette, borse, prodotti di bellezza, scarpe e in ogni genere di gadget.

La Queen of Curves, come veniva chiamata dai fan, tentennò solo agli inizi degli Anni Novanta. Povera e segregata perennemente in casa, su consiglio di un familiare decise di prendere un avvocato per cercare di guadagnare qualcosa dallo sfruttamento della sua immagine. Uscì anche una biografia ufficiale sulla sua vita, intitolata Bettie Page: The Life of a Pin-Up Legend e scritta da Karen Essex, ma la sua situazione non mutò: nessuno voleva pagarle le royalty. Dopo aver rifiutato di posare di nuovo davanti a un obiettivo, perché insicura della sua immagine, tornò nell’anonimato.

Intanto, da Madonna a Dita Von Teese, da Katy Perry alle Suicide Girls, in molte continuavano a copiarla. Solo negli ultimi anni della sua vita riuscì a mettere insieme un team legale che si occupasse dell’utilizzo del suo nome. Nel 2011, poco tempo dopo la sua morte, Forbes la inserì della lista delle celebrità che guadagnavano di più da morte, nella stessa posizione in classifica di Andy Warhol e George Harrison.

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