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Dentifricio al carbone: ha senso far diventare "neri" i denti per sbiancarli?

Caffè e tè, ma anche cattive abitudini come il fumo, tendono a macchiare lo smalto dei denti e a farne virare il colore naturale. È strano quindi pensare che sia il dentifricio al carbone vegetale, naturalmente nero, ad aiutarci nell’igiene orale quotidiana per mantenere il bianco.

Ormai da qualche anno impazza la moda del nero carbone vegetale: dalle farine per pane e focacce, alle bevande detox, passando per pietanze all black e finendo con prodotti skincare, dentifricio in primis, che promettono meraviglie.

Il carbone vegetale, inizialmente usato come rimedio naturale contro il gonfiore addominale, si è addirittura trasformato in un alleato detossinante e purificante che combatte l’invecchiamento, ovviamente, grazie al marketing. Il suo successo in ambito beauty non ha precedenti: i dentifrici sbiancanti al carbone sono diventati un must sui social e nella vita reale.

Carbone vegetale attivo

Fonte: pixabay.com/it

 

Noto anche come carbone attivo, il carbone vegetale si vede spesso venduto sotto forma di compresse in parafarmacie, erboristerie o supermercati. Si tratta di una polvere nera di origine naturale, ottenuta dal legname di varie specie arboree diverse tra loro, solitamente pioppo, salice e betulla.

Il prodotto che si ottiene deriva dal legno sottoposto ad un processo di carbonizzazione a temperature altissime, circa 600° e più, in assenza di ossigeno. Viene solitamente prescritto come rimedio naturale in caso di gonfiore addominale, cattiva digestione, meteorismo, aerofagia e anche in casi di avvelenamento da certe sostanze, per l’elevata capacità assorbente e azione disintossicante.

Funzioni del carbone vegetale attivo nell’igiene orale

Fonte: unsplash.com

Alcune ricerche in ambito dentistico e farmaceutico hanno riscontrato nell’uso orale del carbone vegetale attivo un efficace potere sbiancante: sebbene usandolo i denti diventino per qualche minuto completamente neri, dopo il risciacquo risultano liberi delle macchie e dall’antiestetico giallino frutto del consumo eccessivo di tè, caffè e sigarette.

Il potere sbiancante del dentifricio nero al carbone attivo sarebbe già visibile dai primi utilizzi e garantirebbe risultati ottimali in quattro settimane arrivando nel complesso a sbiancare i denti fino a 14 toni. Il principio è lo stesso di quello depurativo: la porosità del carbone “assorbe” non solo sostanze intossicanti e veleni ma attira anche le tossine della bocca, rimuovendone le macchie.

Dentifricio nero al carbone vegetale attivo: come si usa

L’uso del dentifricio nero al carbone attivo è semplicissimo:

  • bagnare lo spazzolino da denti con acqua tiepida corrente;
  • depositare una piccola quantità di carbone attivo sullo spazzolino;
  • spazzolare i denti delicatamente con movimenti circolari, senza fare troppa pressione per non rovinare lo smalto;
  • una volta che i denti saranno completamente “neri” e coperti di prodotto, lasciare il prodotto in posa e attendere due o tre minuti, per dar modo al dentifricio di legarsi alle macchie dentali;
  • sciacquare i denti più volte per eliminare completamente i residui di prodotto, finché il sorriso non sarà tornato bianco;
  • utilizzare il dentifricio al carbone attivo una volta al giorno, per un periodo di circa due settimane;
  • dopo due settimane di trattamento sbiancante dentale con il carbone attivo, i tuoi denti appariranno più luminosi e splendenti, le macchie superficiali saranno attenuate e il colore dello smalto sembrerà di conseguenza più bianco.

Se siete curiose di provarlo, qui ne potete trovare di diverse marche.

Carbone vegetale attivo, il parere dei dentisti

Fonte: fotosearch.it

Se da un lato c’è l’elevata capacità assorbente del carbone vegetale, che può dunque contribuire a trattenere, portando via placca, tartaro e altre sostanze che rovinano e intaccano il bianco naturale dei denti, dall’altra c’è l’azione abrasiva del prodotto, che non è assolutamente da sottovalutare.

I dentisti, infatti, dicono di fare attenzione e sconsigliano l’uso scorretto di prodotti come il carbone vegetale o il bicarbonato di sodio, perché a lungo andare potrebbero rovinare in modo permanente lo strato naturale dello smalto dei denti, non solo facendo emergere la patina giallognola sottostante, ma anche indebolendoli e portando gli stessi a scheggiarsi o rompersi con maggiore facilità.

Secondo quanto pubblicato dal British Dental Journal, riportato sul sito IFLScience.com, non ci sono prove scientifiche che dimostrino l’efficacia di tali prodotti per la pulizia e lo sbiancamento dentale. Infatti, se è vero che i dentisti usano il bicarbonato per la pulizia dei denti, è anche vero che sanno come usarlo, quanto tempo soffermarsi su ogni singolo dente, quali strumenti e quali movimenti effettuare, al fine di pulire anche le tasche parodontali.

Sarebbe meglio affidarsi a erbe come la salvia che, grazie alla sua composizione chimica – acido carnosico, acidi fenolici, flavonoidi e salvina – favorisce lo sbiancamento dei denti in modo non aggressivo e naturale, abbinando anche un effetto antibatterico, profumante e disinfettante.

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