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Taglia 40 "Troppo Grassa" per Sfilare: Ecco ciò che ha fatto questa Modella

Non solo una taglia 40, ma anche una taglia 38 può essere considerata inadatta a sfilare dall'industria della moda perché "eccessiva". Ad anni di battaglie si aggiunge ora quella della modella australiana Rosie Nelson: la sua petizione è arrivata in questi giorni sul tavolo del Parlamento britannico. Ecco la storia.
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Fonte: Instagram @rosalienelson

Rosie Nelson ha 23 ed è australiana. Come molte altre ragazze, nella sua vita ha inseguito il sogno di diventare modella. E per coronare il suo sogno si è rivolta alla principale agenzia di modelle londinese. Dove Rosie non è stata rifiutata, tutt’altro. Però… c’è un però:

Hai un grande potenziale – le è stato detto – solo dovresti perdere un po’ di peso.

E siccome i sogni sono sogni, soprattutto quando si è giovani e la principale agenzia del Regno Unito dice che hai “un grande potenziale”, Rosie si è messa d’impegno, là dove il suo impegno era fatto di diete da fame e allenamenti sfiancanti.

La vicenda di Rosie, 178 cm per 58 chilogrammi di peso, inizia così. Inizia con una bella ragazza in grado di vestire alla perfezione una taglia 40 che per un’agenzia di modelle non è abbastanza: non è abbastanza magra. Quattro mesi dopo quel primo incontro, Rosie Nelson aveva già perso circa 7 chili e 5 centimetri sui fianchi. Convinta di avercela fatta, di essere finalmente “abbastanza magra”, la giovane è tornata all’agenzia di casting. La risposta è drammatica, ma pare quasi ovvia: Rosie doveva dimagrire ancora, doveva perdere altri chili, diventare scheletrica.

Naturalmente il corpo di Rosie ben presto si è ribellato: la ragazza ha iniziato a soffrire di dolori in tutto il corpo, e Rosie ha capito, nonostante i sogni e nonostante le promesse dell’agenzia, che non ce la faceva più e quello che le chiedevano di inseguire era un ideale che non esisteva, se non a costo di troppi sacrifici e di danni, forse permanenti, per l’organismo.

rosie nelson petizione modelle magre
Fonte: Instagram @rosalienelson

La seconda vita di Rosie Nelson inizia da qui. Da un’apparente sconfitta che invece è stata la vittoria di Rosie Nelson e, probabilmente, di molte ragazze come lei che inseguono il sogno (legittimo) di sfilare in passerella: Rosie ha aperto una petizione su Change.org per tutelare la salute delle modelle, nella quale si chiede al Governo inglese di prendere una posizione netta emanando una legge – come già fatto in Francia ad aprile con un emendamento al progetto di legge sulla sanità – che impedisca alle ragazze troppo magre di sfilare. Per la loro stessa salute e per evitare di trasmettere modelli non sani.

La petizione di Rosie ha raccolto in men che non si dica oltre 13mila firme tanto da essere oggetto di discussione in Parlamento, come la stessa creatrice auspicava, da lunedì 30 novembre: i deputati inglesi, sollecitati dal sostegno che ha ricevuto la petizione e da un’istanza tanto sentita da parte dell’opinione pubblica, stanno cercando da diversi mesi di capire quali siano le pratiche applicate all’interno dell’industria della moda e ora si preparano a valutare l’introduzione di standard minimi di peso per far sì che le modelle possano sfilare in passerella.

Come accennato, il Regno Unito non è il primo Paese a occuparsi della questione: era già accaduto in Francia, ma pure in Spagna e in Israele, dove vigono per legge criteri precisi per consentire alle modelle di sfilare. L’Italia, dal canto suo, si attiene a quanto stabilito, oramai quasi dieci anni fa, dal Manifesto di Autoregolamentazione della Moda Italia contro l’Anoressia, quando Oliviero Toscani lanciò la sua provocazione shock facendo posare la modella e attrice Isabelle Caro, malata di anoressia e morta nel 2010.

Tornando a Rosie Nelson, nei prossimi giorni la sua petizione verrà vagliata dal Primo Ministro David Cameron in persona, mentre la modella prosegue nella sua battaglia.

Fare la modella può essere un mestiere davvero difficile e solitario, soprattutto per chi lavora a livello internazionale e non può contare sull’appoggio della famiglia o degli amici. Sono stata su un set fotografico per 10 ore senza che nessuno mi portasse qualcosa da mangiare. Il messaggio subliminale è sempre lo stesso: non devi mangiare. La mia petizione ha proprio l’obiettivo di proteggere le modelle messe sotto pressione per perdere peso al di là dei limiti accettabili. Cercare di assecondare gli standard imposti dall’industria della moda spesso porta le ragazze a soffrire di depressione o di disordini alimentari, perché purtroppo è l’unico modo per restare in gioco e non dover rinunciare alla carriera.

Sono molte altre le modelle che negli anni hanno cercato di opporsi alla dittatura della taglia zero: nel 2013 la modella Katie Green, per esempio, ha lanciato il movimento Say No to Size Zero, denunciando al mondo come la Wonderbra l’avesse licenziata per essersi rifiutata di dimagrire. Charli Howard, nonostante un’invidiabile e perfetta taglia 38, era stata invitata dall’agenzia per cui lavorava a perdere 3 centimetri sui fianchi: in alternativa le avrebbero annullato il contratto. Lei ha denunciato tutto con un post su Facebook. Meredith Hattam aveva invece sollevato il velo sulla vita delle modelle, su un’esistenza che pare favolosa e incantata e invece è fatta di alimentazione esclusivamente a base di uova, di scarsi guadagni, pochissime ore di sonno per lavorare il più possibile e vincoli severissimi imposti dalle agenzie. Le storie potrebbero continuare all’infinito. Per esempio con quella di Agnes Hedengard, vincitrice a soli 15 anni del reality Seden’s Next Top Model ma bollata come troppo grassa dalle agenzie nonostante un indice di massa corporea di 17,5, che equivale a essere sottopeso: a 19 anni Agnes ha denunciato le agenzie con un video virale in cui racconta la sua vicenda.

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Fonte: Instagram @charlihoward